La storia del Ristorante Il Salice

Francesco e Fernanda tornano a Bussi nel 1973, dopo aver vissuto una decina d’anni su al Nord, anni in cui diventava sempre più forte la nostalgia per il proprio paese e, con la consapevolezza che le radici non si erano spezzate, anzi erano ancora solide, cresceva nella coppia la voglia di tornare e di restare. In contrada “Scirichijo” o “Pescapian” hanno un pezzettino di terra ed il luogo è proprio carino. Francesco poi ama molto andare a pescare ma non tanto per le trote, quanto per la pace che si respira lungo le rive di quel fiume e perché, dopo una giornata di lavoro in fabbrica, quel silenzio lo ritempra davvero.
Così, insieme alla moglie, danno vita ad un piccolo sogno. Iniziano con la costruzione di una casetta, poi di un pollaio, quindi seminano l’orto e piantano una vigna, curano l’albicocco e il fico, come pure le rose.
Incomincia a prendere forma un luogo accogliente dove, nella bella stagione, quando i pomodori dell’orto son maturi, è piacevole ospitare qualche amico per una “crstuccia” in compagnia.
Nasce in loro l’idea della “piccola ristorazione” e presto la casetta si trasforma in ristorante.
E’ Francesca, la loro bambina, che sceglie il nome per il locale; c’era un bel salice piangente che probabilmente l’affascinava ed il ristorante fu chiamato “Il salice d Casmirr”.
E’ il 1990, appunto. Il menù offre solamente bruschette al pomodoro e arrosticini.
L’intraprendenza non manca alla coppia che dopo solo cinque anni amplia l’offerta proponendo la cucina di piatti tipici bussesi; spesso si tratta di ricette rievocate alla mente da ricordi della loro stessa gioventù, come le “sagne coi ceci” oppure ricette che nascono dalla fantasia dei due che in cucina ci sanno fare entrambi. Ma il “tesoro” offerto dal fiume è ciò che dà l’impronta alle loro preparazioni ed è così che trote e gamberi diventano i protagonisti di piatti squisiti ed originali e richiamano buongustai della zona e non solo. Una varietà di pizze si aggiunge a tutto il resto e non mancano i dolci, dove Fernanda mette tutta la passione e l’arte della tradizione locale.
Nel 2006 è Francesca che prende le redini dell’attività.
E’ giovane, solare ed intraprendente: unisce la curiosità e la creatività che le sono proprie al metodo e alle regole che in tanti anni di osservazione ha appreso dalla madre. Per cui continua ad offrire agli ospiti gustosi piatti dal sapore genuino perché la pasta anche lei, come la madre, “la fa a mano” e siccome il vecchio pollaio esiste ancora, usa le uova delle sue galline.
La sua specialità sono i piatti a base di gamberi, puliti molto scrupolosamente, ci tiene tanto a dire Francesca, che ha pure un segreto! La “ricotta di gamberi”!!! Con la “ricotta” Francesca insaporisce la sua cucina rendendola unica e gustosa. Si tratta di un frullato di polpa di gamberi che la giovane chef prepara fresco, ogni giorno per impreziosire un piatto di “chitarra”.
Ma “Il Salice” accoglie anche altri prodotti della nostra zona che usa e miscela con gusto e sapienza: le lenticchie di Santo Stefano, i ceci e lo zafferano di Navelli, il pecorino di Castel del Monte sono solo alcune leccornie che si possono gustare al tepore del camino, in inverno, in una sala calda e accogliente, o al fresco, in estate, sotto una tettoia in legno che apre lo sguardo a magnifici boschi.
Ma da “Il Salice” non ci si congeda senza aver assaggiato le dolci delizie di una volta; ecco allora le “pizzelle”, gli “amaretti”, i “bocconotti” o i “nocci atterrati”…
L’inventiva di Francesca e la sua voglia di mettersi alla prova da un po’ di tempo offre agli ospiti una specialità in più che oltre al palato delizia anche gli occhi: le “torte di Chicca”, autentici capolavori di pasta di zucchero che quando arrivano in tavola, rendono unico un compleanno, un battesimo o qualsiasi altro momento a cui si voglia dare un’importanza particolare.
Dopo parecchi anni, chi sceglie Il Salice per una pizza, una chitarra ai gamberi o un banchetto sa che nulla è cambiato: la cordialità e le attenzioni per gli ospiti, la cura e la perizia con cui si esprime l’arte culinaria sono sempre quelle di una volta; si è aggiunta solo l’esperienza.

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