Il gambero di fiume

A dare prestigio, fin dai tempi lontani a Bussi sul Tirino, è stato un piccolo crostaceo che abitava il nostro splendido fiume; Austropotamobius pallipes italicus, detto comunemente gambero di fiume, o, come preferiscono chiamarlo gli anziani del paese, u’jammar.
Si racconta che fino agli inizi degli anni ’70, quando il sole volgeva al tramonto, iniziava un via-vai lungo le sponde del fiume, di uomini muniti di un semplice secchiello, che immergevano nelle acque fredde e cristalline del Tirino e ritornavano fieri a casa con il loro “bottino” per la felicità delle mogli e della famiglia tutta.
Purtroppo, da anni, il gambero è sparito dal nostro fiume per cause ancora ignote… la tradizione della cucina del gambero però, non tende a sparire dalle nostre cucine, anche se, ahimè, il protagonista dei nostri piatti è ormai d’origine estera.
Il sapore però non è affatto cambiato!!

Scheda tecnica del Gambero di fiume di Bussi sul Tirino

Specie ittica: Autoctona
Classe: Crostacei
Ordine: Toracostraci
Famiglia: Astracidae
Nome scientifico: Austropotamobius pallipes italicus
Nome italiano: Gambero di fiume

Morfologia:
Il Gambero di fiume ha il corpo rivestito da una cuticola chitinosa dura e distinto in tre parti: testa, torace e addome. La testa porta due paia di antenne trasformate in organi di senso e dei pezzi boccali con funzione masticatoria e triturante. Il torace porta delle appendici adatte alla locomozione e al nuoto; le prime tre paia di appendici assumono l’aspetto di una chela ma solo nel primo paio la chela è ben sviluppata ed è usata per la cattura delle prede, per la difesa e nell’accoppiamento. Nell’addome i segmenti sono mobili e le appendici ridotte e in parte trasformate nei maschi in organi riproduttivi; nelle femmine le appendici addominali sono usate per trattenere le uova e le giovani larve. All’estremità dell’addome vi è un’appendice lamellare, il telson, che costituisce il ventaglio caudale dei gamberi usato per spingere l’animale all’indietro.

Riproduzione e accrescimento:
Nei gamberi i sessi sono separati e l’accoppiamento è preceduto da un corteggiamento laborioso e piuttosto rude durante il quale il maschio cerca, servendosi delle chele, di rovesciare la femmina; nel corso di questi attacchi frequentemente la femmina è ferita e a volte mutilata o uccisa. L’accoppiamento ha luogo in autunno e le uova fecondate circa 200 per esemplare, sono portate dalla femmina attaccate alle appendici addominali. Dalle uova si sviluppa una larva che rimane ancora attaccata alla femmina sino al suo completo sviluppo. L’accrescimento dei gamberi avviene in modo discontinuo; a intervalli di tempo, più lunghi con il crescere dell’età, l’animale si spoglia completamente del rivestimento chitinoso, aumenta di volume assorbendo acqua e quindi ricostituisce il nuovo tegumento. Nel corso di tale fenomeno, che prende il nome di muta, l’animale ha il corpo molle e indifeso dagli attacchi dei predatori; per questo durante la muta i gamberi si rifugiano in luoghi appartati e nascosti.

Alimentazione:
Si nutre di animali morti, di molluschi, girini e piccoli pesci; a volte attacca anche pesci più grandi quando sono ammalati divenendo quindi un ottimo spazzino che limita la diffusione delle malattie ittiche.

Habitat:
Il Gambero d’acqua dolce preferisce i tratti di fiume, le risorgive con acqua corrente e limpida con fondali a ciottoli e con buona vegetazione acquatica. Trascorre gran parte delle ore diurne nascosto sotto i sassi e tra le radici sommerse della riva.

Comportamento:
Questo crostaceo vive nei fiumi e nei torrenti, dove vi sia acqua ossigenata e limpida, preferibilmente calcarea, con fondali ciottolosi o coperti da poco limo e quasi privi di vegetazione. Lo si trova nei corsi d’acqua dal livello del mare fino a 1500 m di altitudine. Durante il giorno il gambero resta nascosto sotto sassi, presso anfratti o gallerie che scava negli argini ripidi, oppure si nasconde fra le radici sommerse. Di notte svolge la sua attività andando a caccia di prede.

I commenti sono chiusi.